Non chiamateli ignavi

E non scomodate né Wikipedia prima, né Dante dopo. Chi sa chi votare si richiama alla Costituzione, al voto come diritto ma soprattutto dovere, a un esercizio di democrazia. Certo, c’è chi sceglie di starsene a casa o fare dell’altro perché se ne frega. Ma ci sono anche persone che hanno perso ore e giorni informandosi su tutti i candidati e su ogni partito, finendo per vedere una somiglianza con i telefoni di ultima generazione.

«Sembrano tutti uguali, ma non è giusto dire così. Ognuno ha la propria magagna particolare. E anche quando ne hai scelto uno che sembra andare bene, dopo cinque/sei mesi non funziona più.»

Prima di citare con un che di qualunquista il buon Mark Twain, basterebbe conoscere la storia del voto nel nostro Paese, e ci vorrebbe della gran forza di volontà – e del gran coraggio – per convincersi che votare serva a qualcosa. Basterebbe conoscere la Storia, per capire anche remotamente che il politico buono sia il politico morto. O morto alla legalità e alla società, perché lasciatosi invischiare da soldi e potere; o morto a tutti gli effetti, avendo cercato sempre e comunque di rimanere coerente con le proprie idee giuste e rivoluzionarie (in confronto a un sistema corrotto) con le quali era entrato in politica. Lasciamo perdere anche gli ultimi arrivati sulla pubblica piazza, quelli più comici che mai, anche se più che ridere fanno paura: se i genitori non hanno saputo fare il proprio mestiere, non si può dare in mano la gestione di una famiglia al figlio quindicenne, peraltro incazzato col mondo intero.
Credo anche di capire (senza condividere) la scelta di non proiettare al MaXXI il docufilm Girlfriend in a coma – un’opera che non ci dice nulla di nuovo né nulla di utile, se non quella che votare gli attuali candidati alle elezioni politiche è razionalmente impossibile. Nulla di nuovo, perché chi si informa (e non si lascia informare) sa benissimo che siamo agli ultimi posti per libertà di informazione e ai primi per corruzione al mondo, e che le attività legate alla mafia contribuiscono al PIL nazionale. Nulla di utile, perché nel film perfino quel comunista di Travaglio te lo dice, che anche quando la Sinistra è stata al governo, in questo ultimo Ventennio, non ha fatto nulla per esempio circa il conflitto di interessi. Perché comunque non si potrebbe fare una legge ad personam contro il nemico di sempre, ma una legge che attaccasse il conflitto di interessi in sé. E se davvero il museo capitolino è pubblico e finanziato dai contribuenti, eventualmente avrebbero dovuto decidere loro, se vietare la proiezione di un’opera che ci mette di fronte al coma in cui siamo come popolo e come nazione. Coma del quale sono responsabili sia quelli che hanno fatto il male, sia quelli che non l’hanno impedito.

Ahi, serva Italia

Turarsi il naso e votare il male minore. Che tanto ormai, tra tv e internet, la puzza arriva fin dentro le case. Alcuni si sono anche assuefatti all’odore, e non serve loro nemmeno più tapparsi le narici per esprimere la sacra preferenza. Certo è che non tutti riescono ancora, per l’ennesima volta, ad accontentarsi del male minore. E non arrampicatevi sugli specchi del Risorgimento, coi suoi nomi ricordati per le interrogazioni e i suoi anonimi soldati morti sulle barricate: perché se avessero potuto guardare ad oggi, non credo proprio avrebbero dato la vita per un’Italia simile.

Non chiamateli ignavi. Che senza Benigni, e senza una connessione a internet, non sapreste proprio chi siano. Anche se qualcuno (male o bene che riuscisse a fare) aveva provato a insegnarvelo, nei lontani tempi della scuola dell’obbligo.

Sfo
(grazie a mio fratello Alberto per alcuni spunti diventati pensieri in questo pezzo)

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