Voodoo

Perché vedere le scorie del fritto progressivamente diluite e l’acqua fresca che alla fine vince è qualcosa di molto liberatorio.
[Stefano Pallaroni]

Padella, piatto, forchetta. Stoviglie nel lavandino della cucina, in attesa di tornare a essere pulite.
Mi piace lavare i piatti. Anche quando non sono da solo, magari anche dopo una festa – ripulire la cucina, far splendere i fornelli prima grumosi di unto e schifo. Mi piace. Come se mi desse un senso di utilità, il rimettere a posto le cose.

E vorrei potesse essere così facile, anche nella vita là fuori, nel mondo. Poter risolvere tutte le brutture, poter lavare via con sapone e acqua tutto lo schifo che insozza questa nostra società.
Come te.
Come te, che non sei altro che una persona viziata, senza rispetto e vendicativa. Che ti permetti cose che solo cinquant’anni fa ti avrebbero fatto andare a letto senza cena (o peggio!), e che ora fai liberamente con chi ti dà fastidio. Che scegli in base a un capriccio qualsiasi cosa, un animale che ti faccia compagnia come la facoltà che frequenterai. Che sei parte di quello sporco che intasa il corso di ciò che comunque di buono ancora c’è – e che combatte ad armi impari contro quelli come te, tutti i giorni.
Perché è vero, porcaccia miseria se è vero, che non c’è peggior cattivo di uno che normalmente non si arrabbia. Senza credermi chissà che – anzi, con una punta di vergogna e di paura – parlo di me. Vergogna, perché lucidamente so che la violenza non è una soluzione – e paura, perché se in futuro ti azzarderai, di nuovo, a fare a pezzi la mia serenità e quella delle persone a cui voglio bene… Nemmeno nei tre puntini che ho appena scritto rimarrebbe memoria di te.
La tua violenza, psicologica, che sempre compi contro chi ti intralcia e non fa come vorresti tu, è più forte della mia, fisica, che dovrebbe abbattersi contro di te. Perché la tua non è così eclatante come la mia, e anche se non lascia lividi fa molto più male. E basterebbe uno schiaffo, non di più, perché le persone come te non hanno resistenza, non sanno combattere. Soprattutto perché per combattere bisogna credere, e tu non crederesti manco di essere al mondo, se non ti vedessi nel riflesso dello schermo tv.
Fosse vero, che la parola ferisce più della spada. Scriverei un dolore su misura per te. Ma non sarebbe abbastanza, perché non comprenderesti mai. Sarebbe come dare dell’idiota a un cane, il quale non fa altro che guardare chi l’ha detto senza capirlo, perché è di un’altra specie. Vero invece che si possa fare un ritratto a parole, e se scrivessimo ancora col calamaio avrei dovuto intingere il pennino direttamente nel bidone dell’umido, per farne uno perfetto di te.
Non ti permettere mai più di insozzare con la tua sudicia immondizia il mio giardino. Non ti permettere mai più di far del male al mio fiore.

***

Scorre, l’acqua, calda e rappacificante. La spugna si impregna di sapone, denso e profumato, buono.
Gratto forte, sulla padella e sul piatto, sulle loro superfici unte, sul loro schifo. Finché non tornano pulite.
Finché non rimane nessuna goccia della tua essenza.

Sfo

Dedicato a te, che non meriti nemmeno di vedere qui il tuo nome. Ma che, nella remota possibilità che tu ti imbatta in questi strali, ti riconosceresti subito in quanto avresti letto come se fossi davanti a uno specchio. E che non ti rimanderebbe solo la tua immagine esteriore.

Dedicato a te, che non meriti nemmeno di vedere qui il tuo nome. Ma che, nella remota possibilità in cui tu ti imbatta in questi strali, ti riconosceresti subito perché avresti letto come se fossi davanti a uno specchio. E che non ti rimanderebbe solo la tua immagine esteriore. Anche se faresti finta di non capire. Faresti finta, come sempre.

 

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