O sei un coglione, o sei un genio

quandolodicevoio

Con questo mio nuovo pensiero rispondo in parte a un’amica, nonché collega di redazione – e mi sfogo un po’, che scrivere serve spesso anche a questo.
Non sono certe – ormai non molto – recenti “discussioni” a uccidere la mia voglia di scrivere, quanto quel senso di inutilità che molto spesso ultimamente mi ottenebra le dita, e non permette loro quasi nemmeno di postare uno status sui social. Mi basta vedere quale e quanto seguito abbiano roba come spotted e cose simili, che poi non sono altro che modi – neanche troppo originali – per perdere tempo, per capire che la gente (ma, purtroppo, sempre di più anche le persone) ha bisogno di altro rispetto a quello che scrivo io. O a quello che ogni tanto penso, progetto e inutilmente credo di poter realizzare, come qualcosa di nuovo e sperimentale – fallimentare non so, non ho nemmeno l’occasione di scoprirlo. Perché quello che va, che vende e che attira pubblico è altro.
Il che mi porta dritto dritto alla conclusione che il diverso e diciamo pure matto sono io – e mi sta bene, benissimo. Basta saperlo. Basta sapere che non solo non ho riso durante la visione di Viva la libertà ma neanche quando ho aperto il video (molto spassoso, mi dicono) dei due ragazzi che mostrano in che modo mangino gli animali. E basterebbe, forse, anche solo leggere il congiuntivo qualche parola più indietro per dire che da grande, al posto dell’astronauta, potrei fare direttamente il satellite, tanto sono fuori dal mondo pur essendo soggetto alle sue leggi fisiche. Anzi, l’unico satellite che non sa nemmeno fare il proprio lavoro, e anziché star dietro a malati di tecnologia che vogliono sapere ogni cinque minuti dove siano o che tempo faccia (e provare a guardarsi intorno?!) preferisce guardare le stelle e la luna.

O sei un coglione o sei un genio. Il punto è che non posso saperlo ora. Il che per un mortale, e per di più scrittore/pensatore (nel senso più letterale dei termini) è un peso non da poco. Lo sappiamo tutti che la Commedia è un’opera di importanza fondamentale, e di enorme successo. Ma a Dante, chi glielo dice??? La Loescher ha scelto certamente una buona divisa nel motto è bello doppo il morir vivere anchora, ma io su questa terra vivo ora. E in attesa del responso della Storia e dei posteri, rimango in bilico.
Se fai battute che non fanno ridere praticamente nessuno – o che praticamente nessuno capisce. Se ti vengono in mente idee che quasi nessuno prende sul serio. Se proponi cose che nemmeno ricevono risposta: o sei un coglione, o sei un genio. La gente non ti segue e fa fatica a capirti per uno dei due motivi – che non per forza esclude l’altro. Ma, come si dice, potresti essere così avanti che la maggior parte di chi ti sta intorno non ti raggiunge neanche col binocolo, e pur di non far fatica ti liquida come qualcosa di non importante o noioso. Senza nemmeno fare lo sforzo di dirtelo.

Di sicuro, e di questo sono più che certo, sono nato in un momento e in un luogo sbagliato. Lasciate perdere le solite menate sul provare a nascere nel Medioevo o nel Medio Oriente (o nel Medioevo in Medio Oriente). Sono nato in un momento della Storia in cui tutti possono scrivere tutto (e basterebbe guardare alle votazioni degli ultimi 67 anni per capire che la democrazia ha sonoramente fallito) e in un Paese nel quale se scrivi qualcosa che sia altro da figa, calcio o cazzi altrui – e per più di quattro righe – nessuno ha voglia di perdere tempo ad ascoltare quello che hai da dire. E già se scrivi alla gente viene la morte addosso.
No. Non credo vivrei bene nel Rinascimento o negli anni Venti. Probabilmente avrei vissuto più tranquillo e riconosciuto fra qualche secolo, per non dire millennio. Il fatto è che con buona pace di astrologi e oroscopi – e menomale – non possiamo conoscere il futuro, e com’è possibile allora riconoscersi in qualcosa che non si conosce? Così cerchiamo compatibilità indietro, in passati più o meno lontani. Ma se anche fossimo nati “allora” non saremmo stati noi, e forse l’età dell’oro di quell’io sarebbe ancora più indietro, per lui.

Il problema è che certe personalità strane e (anche pur modestamente) rivoluzionarie soffrono del complesso di Cristo. Seguito e ascoltato da pochi “fedeli”,  un bel giorno ti glorificano e una settimana dopo ti mettono in croce e proprio mentre tu facevi una cosa in cui credevi così tanto, alla quale tenevi così fortemente (l’unica consolazione sarà vedere chi ti avrà voluto così bene da seguirti fino al supplizio). E puoi anche risorgere, poco importa: è la gente che decreta la tua vita o la tua morte – nel bene e nel male. Così, dopo che te ne sarai andato definitivamente da questo mondo, qualcuno che si dice tuo “seguace” potrà anche permettersi di dire e fare cose che tu assolutamente non ti saresti permesso mai nemmeno di pensare.

Per il momento, mi piace passeggiare col pensiero tra i due estremi dell’indifferenza generale. Può anche darsi che fra un bel po’ di tempo scritti e pensieri come questo verranno rivalutati. E se la mia fede ha ragione, potrò farmi quattro risate.

Sfo

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