Date a Cesare quel che è di Cesare

Rubare tu non puoi... Tu chiamale - e non "se vuoi" - citazioni

Rubare tu non puoi… Tu chiamale – e non “se vuoi” – citazioni

Citare è un continuo conversare con il passato per dare un contesto al presente. Citare è attingere alla Biblioteca di Babele; citare è riflettere su quanto è già stato detto, e se non lo facciamo, parliamo in un vuoto dove non v’è voce umana che possa risuonare. [Alberto Manguel]

Sono un giornalista che ricorre, con una certa frequenza, alle citazioni: perché ho memoria e perché ho bisogno di appoggi: c’è qualcuno al mondo che la pensava, o la pensa, come me. [Enzo Biagi]

La citazione è insieme lo strumento e la nota dominante della società della sostituzione: in un’epoca dove tutto è già stato detto e visto non ci resta che procedere nella combinazione di nuove figure, assemblando spezzoni di frasi e sequenze. Trasformando la citazione in stornamento. [Aldo Grasso]

Ciò che si celebra ogni 25 aprile, a partire dal 1945, lo sanno tutti – anche quelli che negano genocidi e inneggiano a treni in orario. E giustamente ogni anno si ricorda la data storica.
Ciò che invece si celebra il 26 aprile, dal 2001, è la Giornata mondiale della proprietà intellettuale. In parole povere, un giorno particolare – scelto in quanto data della convenzione sulla proprietà intellettuale entrata in vigore nel 1970 – in cui ricordarci che è giusto dare a Cesare quel che è di Cesare. Che sia una perla di rara bellezza o l’ultima delle cazzate (questione di gusti) è giusto che l’inventiva di una persona sia tutelata e soprattutto rispettata.
Certo, proprietà intellettuale suona forte, come concetto. Potremmo anche avvicinargli diritto d’autore. Ma nell’epoca dei social preferisco l’idea citali, ogni tanto, gli autori. Ciò che in ambito universitario è un obbligo – e chi abbia mai scritto anche solo una tesina all’interno di un esame da pochi crediti lo sa – sulla piattaforma di Frau Zucker(berg) è un “di più” che costa “fatica” e rallenta dal postare SUBITO e quindi non si fa – spesso con curiosi errori da non-rilettura/correttore automatico.
Edài, pure nei cioccolatini sdolcinati vi indicano chi ha pensato a quella frase così tenera. Vorrete mica essere da meno.
La cosa, che credo rientri nella mia diversità matta, mi ha sempre dato un enorme fastidio. Non tanto perché temo che un giorno la sorte dell’autore-non-citato possa toccare anche me (e già che lo penso, forse, un po’ ne ho timore…?) quanto per i “likes” che seguono la condivisione dell’ennesimo aforisma orfano. Non serve un dottore in sociopsicologia del web 2.0, per capire che condividere è comunicare col mondo intero – o almeno con tutti i nostri “amici” e follower. Ergo se postiamo un pensiero è perché vogliamo dire al (nostro) mondo come ci sentiamo e soprattutto che abbiamo bisogno di dirlo per sentirci meglio. Proprio non possiamo fare a meno di estrarre di tasca o dalla borsetta lo smart phone, scrivere il nostro messaggio e lanciarlo nel mare della rete.
Ma cosa vi sta più a cuore? Lanciare una frecciatina, far innamorare il vostro sogno erotico o piagnucolare sull’ennesima sfiga della vita? Che poi sono le principali tematiche dell’arte – invettiva, amore, sofferenza – e quindi praticamente qualsiasi autore può avere parole buone per il vostro stato d’animo. E allora perché non dirgli grazie visto che lui per voi, chissà quanti anni o addirittura secoli prima, ha trovato le parole giuste?

Citare non può che far del bene. Indicare il padre o la madre di quelle parole così intense e così vere potrebbe farli conoscere a un ignaro contatto facebook/twitter che da quel giorno potrebbe aver trovato il proprio autore preferito – sia di poesia, narrativa, musica o altro. Personalmente piace indicare nome e cognome di chi mi ha illuminato con una frase anche se non si tratta di un personaggio storico o comunque famoso. Già, anche le “persone comuni” ogni tanto hanno idee illuminanti e meravigliose, mi sembra giusto rendere il merito alla loro inventiva.

Dare a Cesare quel che è di Cesare. Un dovere vecchio (e ormai fuori dalla pratica comune) come il personaggio storico a cui si riferisce. Anzi, probabilmente se Aulo Irzio fosse nato e vissuto nella nostra epoca si sarebbe preso il merito dell’intero De bello gallico.

David Foster Wallace

Sfo

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