Che sarà?

vita brevee

Chi dice che la maturità, in fondo, è una sciocchezza – anzi, una cazzata – mente. E questo, lo sapevamo.
Anche il più secchione e tranquillo avrà avuto quel minimo di adrenalina e “caghetta” davanti alla commissione esaminatrice, prima e durante l’esposizione della “tesina” e rispondendo alle domande dei professori. Quell’essere consapevoli che è un momento importante, che da quello dipendono e dipenderanno altre cose importanti, ti fa accelerare il battito cardiaco e ti mette in riga. Giusto per ricordarti che è l’esame di Stato e non una chiacchierata tra amici. Anche se nella maggior parte dei casi è dato dalla certezza che non hai studiato abbastanza, e durante l’anno e negli ultimi mesi-settimane-giorni-minuti prima che ti convocassero al patibolo. E che ti chiederanno proprio Hegel (che, oltre a non averlo studiato, ti sta anche sulle palle) e ti faranno pure correggere la seconda prova (dico, non sapevo nulla di Matematica/Fisica prima, non sapevo nulla il giorno dello scritto, credete abbia ricevuto la sapienza per miracolo nel frattempo?!).

La “caghetta” c’è, sempre. Anche ora che, uomini maturi, siamo approdati all’Università.

matura

E ogni esame è la morte. Tanto che se ci vedessero i maturandi, prenderebbe loro una tale vergogna nel vederci così piagnucolanti da non voler finire il liceo, o comunque andare direttamente a cercare lavoro, «che poi c’è anche la crisi… E poi dai!, basta frignare!, hai 23 anni, diodundio!».

I casi sono due: o lo passi, o non lo passi.
Se lo passi, bene, uno in meno; se non lo passi, amen, sarà per la prossima. Purtroppo lo studio incide relativamente sul profitto: a chi non è capitato di preparare così così un esame prendendo poi quasi il massimo dei voti, per poi studiare alla Giacomino Leopardi per quell’altro, sentirsti anche pronti, e dover tornare all’appello successivo? Il fatto è che molto del voto è deciso dal docente. Al di là di medie da mantenere per masochismo personale o per non essere cacciati dal collegio, se la sorte (o Chi per lei, credenti oppure no) ci arride meglio prendere e portare a casa. Lo sappiamo qual è, oggi come oggi, la sorte di un laureato in questo Paesone. Il voto non è assoluto ma relativo. «Ti abbassa comunque la media, ma prendere un 18 con quel professore, che sa appena scrivere in italiano e non s’è fatto manco correggere i libri che ha messo in programma, equivale a prendere un 30», disse un idiota a un’amica, compagna di corso e di sventure in un orale.

La “caghetta” c’è, sempre. Anche dopo che hai dato L’Orale in barella.

Se ci rendessimo conto che non è nulla. Che, seguaci di una qualche divinità o atei oltranzisti, “dopo” c’è “altro” da ora. Che, sì, intanto sarebbe bello vivere dignitosamente ed essere felici e soddisfatti della propria vita. Ma se fossimo consapevoli di quanto il tempo ci sfugge tra le dita. Un po’ come tentare di fermare un fiume con le nostre mani – ma forse la metafora del corso d’acqua rende meglio in altro modo.

fiumeeNasci, goccia, alla sorgente. Un piccolo torrentello che scende vivace dalla montagna, senza problemi. Via via cresci, ti fai più grande e più impetuoso. Non sai ancora dove arriverai, dove l’alveo ti porterà. Poi l’incontro con la città, gli uomini – gli argini: stai lì, fai così, non uscire dalle righe! Non permetterti, sai! Vedi di rigare dritto!, e così le prime ribellioni e le prime inondazioni (se mai un critico dovesse “criticare” questo testo: sì, c’è anche un riferimento sessuale alle polluzioni notturne. Adesso però basta Freud). Ma il corso prosegue, la strada si allarga, ti fai anche più calmo. Quasi ti passa la voglia di arrabbiarti: sembra tutto inutile. Anche perché sai che, prima o poi, si finisce tutti a mare. Una cosa più grande di te, misero fiume, in confronto. Dopo chilometri e chilometri percorsi da fiume, anni e anni vissuti da uomo, non ti preoccupi più né mandi a cagare l’infame che getta immondizia nel tuo corso, nella tua vita. Perché sarà poi lui a dover vivere in quel mondo che ha inquinato con i suoi gesti e la sua presenza. Tutti a mare.

Ma non è detto che poi il Sole ci farà evaporare insieme a milioni di altre gocce, per ricadere sulla Terra come pioggia che rinfresca prati e campi, permettendo la vita di altri organismi. Anzi, il nostro ciclo biologico è molto più (sotto)terra-terra e molto meno carino e poetico (esclusi scapigliati e vociani).

E ci mettiamo a piangere per un esame? E ci mettiamo a festeggiare per una laurea?
Via, non è nulla. Davvero.
In confronto a quello che ci aspetta.
Ma senza paura o negatività, perché passa tutto, passa presto…

PS buona maturità ai maturandi, buona sessione estiva ai colleghi.

Sfo

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