Un muro e due amanti.

Premessa: questo post scaturisce da una lunga serie di riflessioni sulla storia contemporanea, esame che mi separa dalle agognate vacanze estive. Si, parla ancora di amore e, sì, chiedo scusa se ultimamente sono molto Fabio Volo.
Nel mio piccolo, spero di non essere banale e spero che non vi dia noia il tentativo di un idealista convinto di vedere del buono in ogni cosa.
Perché il mondo non apparterrà ai sognatori. Ma questo blog sì. Buona lettura.

Date. Posti. Persone. Fonti.

La storia contemporanea è tutto questo, la storia contemporanea siamo noi e ciò che ancora dobbiamo scrivere di un libro fermatosi all globalizzazione, perché la storia si perfeziona mano a mano che il passato si fa remoto.

Mentre ascolto “Wind of change”, allora, provo a realizzare l’egoismo di due superpotenze che hanno giocato per 40 e rotti anni a chi ce l’aveva più grosso.

-Io sono capitalista-, disse lo statunitense.

-Cazzo vuoi capire, Kommunismus ist krieg-, rispose il russo con parole che gli ha messo in bocca Stalin.

-Io vorrei solo che capiste che con Adolf condivido solo la nazionalità-, avrebbe risposto un tedesco qualunque.

Immaginate se adesso, per una strana congiuntura economico/bellica, un muro venisse eretto tra Borgo Ticino e il resto della città.

Da una parte sarei felice, giacché sicuramente si vedrebbero molti meno zingari in città.

Dall’altra sarei costretto a rischiare l’incarcerazione per abbracciare il Lura.

Avevo deciso di snobbare la storia medievale perché mi sembrava che fosse quella col maggior tasso di incivili. Troppe cose devono essere ricordate, a costo di lasciare un pezzo di cuore sul libro. Ma l’inciviltà alimentata da conflitti che non erano neanche pensati a scopi espansionistici, ma atti esclusivamente ad annientare il nemico, mi hanno fatto capire che gli incivili siamo noi, lo siamo qui e adesso. Quelli che non fanno la differenziata e vanno a fare turismo sessuale. Quelli che incentivano razzismo e omofobia.

Ma anche quelli che, nonostante adesso io veda come buoni, hanno instaurato dittature militari in luogo di repubbliche democratiche perché queste andavano contro ai loro interessi.

Immaginatevi un Cile senza Pinochet (ciao Giglio), una Spagna senza Franco.

Immaginatevi se i due più importanti colossi militari al mondo avessero unito le forze per il bene di coloro che il culo di ricoprire questo ruolo non l’hanno avuto.

E invece è andata diversamente, hanno sfruttato il loro potere per fare a gara a chi ne aveva di più. L’Unione Sovietica ha perso la guerra fredda quando ha realizzato che il riarmo statunitense costava troppo per le loro tasche. Il resto è consequenzialità, Vietnam e Corea. Perché dei morti, da qualche parte, ci dovevano pur essere. Dovevi parteggiare per una delle due fazioni, o rischiavi il collasso.

muro_di_berlino_caduta_1989_3

Sulle note degli Scorpions, allora, provo a sognare il lato “luminoso” di questa Guerra Fredda, immagino due amanti. Lui 18 anni, lei 17.

Lui confinato nell’ovest, lei nell’est. Lei sa di non poterlo raggiungere e di non potergli scrivere. Lei non sa che lui ha provato a raggiungerla, rimediando solo svariati traumi contusivi.

Lei nel frattempo si è sposata, senza mai dimenticare lui.

Lui non ha mai voluto saperne, di altre ragazze, anche se essendo belloccio un pensierino poteva pure farcelo.

Ma il tempo è tiranno, e i due raggiungono i 40 anni scoprendosi infelici di non essere uno a fianco dell’altra.

9 novembre 1989. Chi vi scrive è nato da 54 giorni e non può rendersi conto del cambiamento epocale che sta avvenendo intorno a lui.

I due amanti invece lo sanno, e sanno esattamente in che punto trovarsi. Approfittando dell’apertura delle frontiere di Austria e Ungheria, lei ha provato a scrivere una lettera indirizzata dove ricordava abitasse lui. Lui l’ha ricevuta. E così, il 9 novembre, sanno dove dirigersi. Per lui non c’è nessun problema. Per lei ci sarebbe, ma il marito capisce e non la trattiene.

Lui in camicia blu a scacchi e sega circolare, lei in cappotto blu scuro e con la forza delle mani e del sentimento, violentano quel muro restituendogli, e restituendo per proprietà transitiva a Unione Sovietica e Stati Uniti, tutta la violenza che lo stesso ha esercitato sul loro sentimento mai sopito, anzi alimentato.

Il muro è ormai basso, si può scavalcare, e lui non esita. Si era ripromesso di andare nell’est per lei.

Si guardano, ed è come se quei trent’anni non fossero mai passati, si riconoscono subito. Le lacrime e un abbraccio, che diventa quello di una città, di una nazione intera. Intera e finalmente unita.

Lei gli chiede il perché di quella brutta cicatrice sul braccio. Se la procurò provando ad andare da lei. Ma le disse che fare rissa è pericoloso. Lei non doveva sapere.

E mentre il mondo si sforza con falsi giorni della memoria di ricordare, chi ha vissuto vuole semplicemente dimenticare e voltare pagina.

Nella speranza che tutto ciò non si ripeta mai più.

-Beppe-

Annunci