Le cose che ho imparato

Nel titolare questo post cito un libro di Gianni Riotta che, con buona pace dell’illustre stesso, penso non avrò mai voglia di leggere.

Questo mese di vacanza è stato tutt’altro che un momento di pausa, tra malanni e trasferte più o meno improvvisate che mi hanno trascinato in varie parti d’Italia e oltreconfine: da Juan Les Pins a Mentone, da Rovato a Vasto, passando per Senigallia e Peschiera Borromeo.

Ma il capolinea è stato proprio la località di mare dell’Abruzzo, luogo di forte introspezione personale oltreché di un’esperienza bellissima sotto ogni aspetto, che mi ha fatto riflettere su quanto sia ancora lunga la strada che mi porterà ad essere la persona che voglio realmente essere.

Un gruppo meglio

La vacanza ha segnato l’esaltazione della mia retorica, conoscere tutta la bella gente che ho incontrato mi ha lasciato un bagaglio fantastico che mi porterò per lungo tempo, insieme a legami che spero possano rimanere tali anche dopo questa 4 giorni.

La cosa che più di tutte mi ha fatto riflettere è stato capire che ciò che di più importante che ho imparato, è l’avere ancora tanto da imparare.

Prendiamo ad esempio l’ospitalità e il calore delle persone: non c’è paragone tra ciò che ho visto finora e ciò che ho trovato là. Ci siamo sempre sentiti a casa, ben accolti e benvoluti da tutti, e spero che siamo riusciti a ricambiare con la nostra gratitudine e i vari pezzi di cuore lasciati lì. Spero anche, un giorno, che qualche amico dei miei ipotetici figli possa pensare di me ciò che io penso di queste persone.

Un’altra cosa importante che ho imparato, è l’importanza di non diventare logorroico quando mi sbronzo, perché è vero: sono insopportabile. Dopo la sfida alla chupiteria tra me e il proprietario, brillantemente superata dal sottoscritto, il mio disco si è rotto sul “dovete venire da Pollo a Pavia, vi ospito io”. Che può andar bene all’inizio, ma se te la tiro fino alle 5 del mattino uno sberlone sei autorizzato/a a tirarmelo insomma.

Ho imparato che da ognuna delle persone che ho incontrato vorrei prendere qualcosa, ma ho anche realizzato che, presa nelle misure sbagliate, mi snaturerebbe come persona.

Ad Alessandro prenderei la calma, a Rossella la generosità.

A Francesco la capacità di non dire mai una parola fuori posto, a Fabio la persuasione. Tanto per fare qualche esempio.

Ma a 23 anni (e a tre settimane dai 24), non sei altro che un progetto d’uomo. Col tempo ognuno capisce meglio la propria identtà.

Ma invito chiunque legga questo post a fare l’esperimento che ho fatto io: entrare in contatto con il se stesso di una quindicina di anni fa e chiedersi se il piccolo sé sarebbe stato fiero di essere quella persona di lì a 15 anni.

Personalmente, ora come ora, la risposta è affermativa. Se lo è anche per voi, occhio a non cadere nel tranello, non significa che siamo arrivati, ma solo che la strada imboccata è quella giusta.

Ma, in confidenza, anche io e il buon Larenzi avevamo imboccato la strada giusta per Vasto partendo da Castelceriolo. E quei 700km di viaggio (totally worth it!) sono stati lunghi e massacranti.
Fate le dovute proprorzioni e capirete quanto sia lunga la formazione di una persona.

E come, di imparare, non si smetta mai.

-Beppe-

PS: questa piccola riflessione è dedicata a tutte le persone che ho conosciuto a Vasto: a Luciano e Mimma, a Nadia e Donato, a Fonzie, a Lorenzo, alla Roberta e alla Fernanda (al secolo Roberto e Alessandro), a Uacciuau, alla Piera e alla sua ragazza, di cui mi sono scordato le effettive generalità anagrafiche, a Stefania x2, a Guglielmo e all’Alberto, vero protagonista dell’ultima grande nottata. Sperando di non avervi tediati con le mie parole senza capo né coda.

PPS: ho imparato a giochicchiare a tressette. Quest’anno mi allenerò. L’anno prossimo, per vendicarmi, dovrò rompere il culo alla Roberta e alla Fernanda. Rambalda, tienti pronta.

Annunci