La teoria delle forbici a punta arrotondata

Se non capite, non preoccupatevi. Mi rifaccio tra due punti. #revolucion

Se non capite, non preoccupatevi. Mi rifaccio tra due punti. #revolucion

E’ incredibile quanto poco possa bastare per rimettersi in funzione. Ero convinto di aver bisogno di una pausa, che le cose stessero girando male. Ho ricevuto due proposte di fuga, accettandole entrambe. Eppure gli effluvi dell’alcool mi hanno fatto capire. Scappare non è la risoluzione del problema. E’ realizzare il fatto che se ne ha uno. Ben fatto, ma siamo tutti pieni fin sopra ai capelli di problemi, dunque inutile crucciarsi per i propri o, per citare il monologo finale di “The Big Kahuna”, <<fallo sapendo che ti servirà quanto masticare un chewing-gum per risolvere un’equazione algebrica>>.

Tiriamo le somme: cosa mi ha insegnato in particolare questo weekend torinese?
Senza alcun dubbio l’importanza della calma. La calma infonde serenità, e questa dispensa sempre ottimi consigli. Quest’estate ho imparato a non incazzarmi, e adesso vivo meglio. Il passo successivo era questo: era riuscire a prendermi del tempo per me. Niente pressioni, sveglie con orari elastici, tanta tanta riflessione. Ho voglia di fare torte salate, di tornare a scrivere e di affrontare a muso duro ciò che per settimane mi ha lasciato una passiva angoscia. A muso duro, sì, ma con la calma. Quando il tempismo sarà buono, me ne accorgerò.

Sono rimasto invece piuttosto scioccato da “What would I say?”. Per chi non la conoscesse, è una delle famigerate facebook apps e promette di diventare gettonatissima. Tu fai il login, lui ti mette in bocca (o sulla tastiera, sul profilo insomma) delle cose che potrebbero essere tranquillamente state scritte da te. Ora, ammetto che i risultati sono alquanto esilaranti e ve ne fornisco una prova nei vari screenshots che vedete in questo post, ma il fatto allarmante è un altro. Ok, è bello vivere cullati dalla sicrezza che i nostri smartphone e i nostri profili social siano casseforti delle nostre vite, ma. Hanno i nostri dati, le nostre foto e le nostre frasi. Presto Zuckerberg ci combinerà il matrimonio, darà i nomi ai nostri figli e i ninja inizieranno a usare shuriken a forma di hashtag (che ricordo ha l’equivalente italiano di CANCELLETTO). E insomma, per tornare al discorso dei problemi, forse i social network ci stanno pure sfuggendo di mano, e questo è un problema. Da parte di molte persone mie amiche vedo una forsennata caccia al mipiace, un’ostentazione continua. Perché, come lessi settimane fa su Vanity Fair, “non sei mai realmente andato da qualche parte se non te la tiri coi tuoi amici di Facebook”.

Effettivamente, se potessi tagliare il mondo a metà farcirei l'equatore con delle olive.

Effettivamente, se potessi tagliare il mondo a metà farcirei l’equatore con delle olive.

E, beh sapete. Chi mi conosce bene sa di trovare in me una persona con cui parlare di tutto, ma anche una persona con una predilezione con i fatti propri.
E’ vero che vi ho detto che sono stato a Torino, ma l’ho detto al mio blog, e voi lo avete visto su Facebook solo perché è un’ottima vetrina per esporre un pensiero.
Chi mi conosce superficialmente, sa che mi piace stare in silenzio e ascoltare. La chiamo “La teoria delle forbici a punta arrotondata”.

forbici a punta arrotondata

La teoria delle forbici a punta arrotondata
Le forbici tagliano. Grazie al cazzo, Beppe, dicci qualcosa che già non sappiamo.
Quelle con la punta normale le trattiamo con cura, evitiamo di lanciarle ad altri, e soprattutto evitiamo di avvicinarvi il palmo della mano aperto. Non ci apriamo. Le usiamo, ma c’è sempre un pizzico di diffidenza.
Come delle persone che parlano sempre, ci investono con le loro camioniate di seghe mentali e tu ti ritrovi a chiederti: “ma se gli/le dico sta cosa non è che mi sbrocca in faccia? no? nel dubbio taccio”.
Ecco, prendete ora delle forbici a punta arrotondata. L’efficacia è molto simile. Eppure, istintivamente, ci viene da avvicinarvi il palmo della mano, anche con foga. Ce le lanciamo, talvolta. Non temi che le forbici a punta arrotondata ti buchino la mano. Ed è questo il bello del silenzio, della capacità di ascoltare. Difficilmente una persona si farà problemi a dire una cosa ad un’altra dalla punta arrotondata, che tanto la peggior reazione potrà essere uno scappellotto condito da un risentito ma scherzoso “Sei fuori?”. E via a parlare di altra roba.
Ci si apre. Zero diffidenze. E questa è una cosa cruciale. A forza di fendere, nessuno si arrischierà a prenderci, stringerci per le punte e darci la propria fiducia. Smussiamoci. E aspettiamo quel palmo aperto che ci prenda e ci utilizzi per dare un taglio ai propri problemi. Pieno ne è il mondo.

Sono inconsolabile, ed è tutta colpa vostra.

Sono inconsolabile, ed è tutta colpa vostra.

Post scriptum: ma cosa minchia ho scritto?

-Beppe-

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